È del 17 ottobre 1381 la convenzione tra i comuni di Maderno e Toscolano con la quale si fissano in nove punti le norme per la suddivisione e l’utilizzo delle acque del fiume. In essa si fa riferimento per la prima volta ad una cartiera detta dei Bellinzani, situata presso il ponte di Toscolano, dove fino al 2000 esisteva la cartiera Vetturi, funzionante fino al 1993, e dove oggi si trova l’edificio del municipio:«... quod licitum sit dictis communi et hominibus de Materno (...) facere, et fieri facere a Clusa Fullorum a papiro qui appellantur fulli Bellinzani ...»Questo follo utilizzava la metà dell’acqua del fiume, di diritto del comune di Maderno, che era lasciata defluire dalla travata delle Garde ed era convogliata al follo mediante una chiusa detta dei Folli a papiro (in documenti più tardi è detta chiusa dei Bellinzani, costruita subito a valle della chiusa delle Garde). Quindi, nel 1381 era già attiva una cartiera a Toscolano, non si sa bene, però, da quando.Sono state avanzate dagli storici alcune ipotesi costruite sulla presenza dei Domenicani alla Religione già dal secolo precedente (Guerrini, Lonati) o sulla tradizione popolare (Fossati) che anticipano alla fine del Duecento o all’inizio del Trecento la nascita dell’industria cartaria sulle sponde del Toscolano. Ma mancano le fonti documentarie a sostegno di tali congetture.Riferimenti espliciti sulla presenza a Toscolano di cartiere, o meglio di cartai, prima del 1381 si trovano in alcuni documenti conservati nell’Archivio di Stato di Milano:«... domina Mora quondam Zavere de Gayno et uxor Belenzani Lafranchini Cartarii, habitator dicte ville de Grezenico de Tusculano...» vende alla Religione la metà indivisa di un appezzamento di terra in contrada delle Garde2.Il documento è datato 9 marzo 1352, l’anno successivo alla costruzione della seriola di Toscolano alle Garde3; e ancora, gli stessi Lafranchini, in documenti precedenti sono citati tra i confinanti di case di proprietà dei frati.