Niki non è il solo studente in Italia a non aver potuto frequentare, a lungo, la scuola di persona. Altri ragazzi, per problemi psico-fisici e di salute o anche per problemi legati a situazioni geografiche particolarmente svantaggiate, non possono frequentarla. Sebbene la legge sul diritto allo studio tuteli tali situazioni non sempre il supporto dato alle famiglie e agli studenti è adeguato ed efficace.TRIS  (Tecnologie di Rete e Inclusione Socio-educativa), nasce essenzialmente per trovare una soluzione. Ideato e voluto dal MIUR e finanziato da Fondazione Telecom Italia, il progetto sperimentale è condotto dall’Istituto per le Tecnologie Didattiche del CNR di Genova che svolge ricerche sull’uso inclusivo delle tecnologie di rete già dalla metà degli anni ’90.Il nome del progetto richiama anche la durata della sperimentazione, ovvero tre anni, ritenuta necessaria per permettere di condurre attività all’interno dello stesso ciclo di studi ma anche a cavallo fra due cicli (gli ultimi anni di uno e almeno il primo del successivo) per meglio comprendere come gestire il passaggio di “consegne” e metodi fra consiglio di classe di “uscita” e di “ingresso”.La forza innovativa del progetto risiede nel suo agire non solo sul piano dello studente in situazione di svantaggio ma anche su quello delle reti sociali che lo avviluppano. Sul piano dello studente, particolare attenzione è rivolta alla sua accoglienza, al suo pieno inserimento nella vita sociale della classe e, evidentemente anche in quella più strettamente didattica attraverso il suo coinvolgimento nelle lezioni e in attività di tipo collaborativo con i compagni, dentro e fuori la scuola. Sul piano delle reti sociali, ciò che si intende favorire è l’interazione fra i docenti del consiglio di classe finalizzata a una programmazione didattica che tenga conto della particolare situazione, le dinamiche di self-help fra tutti coloro che sono coinvolti, direttamente o indirettamente, nei processi di inclusione educativa (genitori, amici, volontari, personale socio-sanitario).Attualmente la maggior parte dei ragazzi coinvolti in TRIS sono affetti da Sensibilità Chimica Multipla (Multiple Chemical Sensitivity), una forma di allergia grave, dovuta all’inquinamento e a particolari sostanze chimiche diffuse nell’aria, che li costringe, di fatto, a non uscire di casa. In aggiunta c’è il caso di un bambino di Scuola Primaria in attesa di trapianto e che,  per questioni immunologiche, non può frequentare luoghi affollati. Va comunque detto che le soluzioni sperimentate in queste specifiche situazioni, sono state studiate per avere una più ampia applicabilità in tutte quelle situazioni in cui vi sia l’impossibilità a una regolare frequenza scolastica. Si pensi alle gravi patologie motorie, alla lungodegenza ospedaliera, a condizioni geografiche particolarmente svantaggiate (piccole isole o le zone montane), a situazioni legate alla restrizione della libertà personale (arresti domiciliari).Evidentemente il focus principale del progetto sta nell’inclusione dello studente nelle attività didattiche della propria classe. In questo senso si muove su tre principali direzioni, strettamente complementari:• lo studio e la sperimentazione di approcci didattico-metodologici finalizzati all’inclusione socio-educativa;• la definizione di quell’insieme minimo di tecnologie in grado di consentire uno sviluppo efficace delle attività   sperimentali sia durante le lezioni e le attività scolastiche, sia nello studio a casa o comunque nell’extra-scuola;• la pianificazione e la sperimentazione di azioni formative per i docenti sulla progettazione, conduzione e   valutazione di attività inclusive.Vanno sottolineati, in particolare due punti forti di TRIS:• l’utilizzo di tecnologie hardware e software ormai ampiamente diffuse, sia a scuola, sia presso le abitazioni   in una logica di sostenibilità e quindi di uso di strumentazione oramai alla portata di tutti, secondo il cosiddetto  approccio BYOD (Bring Your Own Device). L’idea di fondo, infatti, è che metodi e annesse tecnologie possano   essere attivate nei giorni immediatamente successivi al verificarsi di un evento che provochi l’interruzione della  frequenza scolastica di uno studente;• l’utilizzo delle situazioni di disagio come “cavallo di Troia” per lanciare una più ampia riflessione   sull’introduzione delle nuove tecnologie nella didattica. A partire, infatti, dalla sperimentazione di una   didattica che per questioni di forza maggiore si sviluppa in spazi non “convenzionali”, TRIS intende approdare   a una serie di guideline metodologiche orientate a diffondere, nella didattica “normale”, gli approcci studiati,   con l’auspicio di contribuire ad aprire gli “spazi quotidiani” di una scuola ancora prigioniera di schematismi e   prassi sempre meno in linea con le attese e le esigenze della propria utenza.La tecnologia è uno strumento ed è ormai di uso comune ma non basta: ci vuole metodo. Tecnologia e metodo sono necessari a chi vive situazioni di disagio ma sono una grande opportunità per tutti. Questo è il grande messaggio del progetto.